
Ci siamo chiesti come potevamo ricordarlo, come tracciare una testimonianza di quell’appartenenza all’Associazione datata dicembre 1965. Il primo pensiero è corso verso quell’attività che ha sviluppato dopo aver “appeso il fischietto al chiodo”. Se avessimo scelto questo ricordo avremmo dovuto rammentare date, incarichi, fornire notizie, tutto ciò ci è parso un po’ sterile e freddo, riduttivo verso quella figura di uomo che ci piace proporre all’attenzione di quanti lo conoscevano e ancor di più a coloro che non avevano assidue frequentazioni.
In lui si è materializzato l’amore per la nostra associazione, per quei rapporti umani da tenere sempre vivi in qualsiasi circostanza e di fronte a qualsivoglia avversità. Sapeva regalare sempre un sorriso ai giovani arbitri, propedeutico per rinfocolare speranze e creare entusiasmo.
Dal punto di vista dirigenziale non ha mai inteso imporre le sue decisioni; un atteggiamento non di debolezza, ma di ricerca sempre, di soluzioni condivise che potessero rappresentare la condizione indispensabile per lavorare in armonia, nello spirito e nel valore dell’Associazione.
Anche quando il male non gli dava tregua, non ha mai voluto abbandonare la sua Sezione perché proprio li trovava un po’ di serenità, tra i nuovi e vecchi amici.
Una vita difficile, la sua. Lasciata la Toscana natia, trasferitosi in una Milano, allora, poco accogliente, ha saputo costruire il suo lavoro, giorno per giorno, non senza problemi e non senza difficoltà. Aiutato più tardi dalla moglie ha realizzato quello che voleva e in questo contesto ha trovato, con determinazione, anche il tempo da dedicare all’Associazione, come fosse un messaggio per tutti coloro che accampano scusanti per la loro latitanza associativa.
Ecco, pensiamo che queste poche righe possano essere più in sintonia di ogni altra commemorazione con l’uomo che ci ha appena lasciato.
Pensiamo che non servano frasi retoriche per tenere dentro di noi il ricordo vivo di un uomo. Pensiamo invece che se ciò in qualche modo ci ha colpito, facciamo che a ricordarlo siano le nostre azioni per l’Associazione.
Renzo, ha voluto, prima di noi scoprire il mistero della vita. Ha voluto dirigere una ultima partita. Dobbiamo solo ricordargli che ha commesso un errore, ha fischiato la fine della gara dimenticandosi di prolungarla dei minuti di recupero.